Full metal jacket
“…cara Kitty, come vorrei essere accanto a te in questo momento…”, “… come va a scuola il mio piccolo Sean? …”, “… chissà se quest’anno gli Yankee ce la faranno a superare i play-offs? …”
Pensieri del genere dovevano balenare in testa alle migliaia di soldati statunitensi, impegnati in una delle guerre più sanguinose della storia moderna.
Sto parlando della guerra del Vietnam.
Probabilmente si alternavano in continuazione al terrore di una morte incombente.
In questi ultimi anni, ci siamo fatti una “cultura” ed un’idea sulla “sporca guerra” del Vietnam grazie a numerosi colossal cinematografici.
Chi di voi non ricorda capolavori come “Il cacciatore”, “Apocalypse Now” o “Full Metal Jacket”?
Molti dei film ambientati sulle spiagge e tra i villaggi del Vietnam contenevano anche messaggi politici e un giudizio critico severo sulla guerra.
Mostrando spesso soldati americani intenti a massacrare Vietcong, elicotteri impegnati in mitragliamenti a volo radente sui villaggi, bombardamenti al napalm.
Al pari dell’industria cinematografica, anche quella dei videogiochi non si fa scappare l’opportunità di sfruttare le mode, come quella che ha portato sui grandi schermi, dopo anni d’assenza, il secondo conflitto mondiale.
Al “Soldato Ryan” e alla “Band of Brothers” cinematografici hanno fatto da perfetto contraltare gli intramontabili Medal of Honor e Call of Duty.
Da un po’ di tempo a questa parte, però, l’attenzione degli sviluppatori sembra essersi spostata sul conflitto nel Sud Est asiatico, con un certo ritardo rispetto all’onda lunga del cinema che ci regalò capolavori come “Platoon” e “Hamburger Hill”.
Prima è stato il momento di Vietcong, poi Line of Sight: Vietnam. Infine il nostro Battlefield Vietnam.
I primi due giochi sono per così dire, nati dal nulla. Il titolo qui recensito, al contrario, si basa sull’esperienza e sulla popolarità accumulate dal suo predecessore, Battlefield 1942.
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