Da bambini guardavamo Jeeg Robot d'Acciaio, Devilman, Sailor Moon, e la prima cosa che ci veniva in mente era "Da grande voglio diventare così."
Poi si giocava nel cortile con gli amici, e c'era sempre qualcuno che se ne veniva fuori con il classico "Facciamo che io sono Holly e tu Benji, e voi tentate di vincere contro di noi?". Si diventa grandi, magari si lasciano da parte i cartoni, e si sogna più spesso con una tastiera o con un joypad tra le mani, ma la fantasia non smette di volare, e ritorna viva la voglia di emulare i propri idoli, che siano Tidus di Final Fantasy, Jin di Tekken o Snake di Metal Gear Solid. C'è qualcuno, però, che non ha smesso di sognare, e riesce ancora oggi ad impersonare anche solo per un giorno un'eroina fantastica: è Giorgia, una delle più belle e talentuose cosplayer italiane, capace di portare la sua fantasia anche al di fuori del Bel Paese. Tocca a lei oggi presentarci questo fantastico mondo.
Marino "IRACONDIA" Lenoci: Ciao Giorgia, ti va di spiegare ai nostri lettori cosa sia il fenomeno dei Cosplay?
Giorgia Vecchini: Il fenomeno “cosplay”, contrazione dei due termini inglesi “costume“ e “player” e pertanto traducibile in modo approssimativo in italiano come “recitare in costume”, è un neologismo coniato in Giappone nel decennio scorso ed identifica quella categoria di appassionati d’anime e manga che amano calarsi totalmente nelle vesti dei loro beniamini, e lo fanno realizzando in prima persona con cura quasi maniacale o con l’aiuto di sarti et similia gli abiti, nonché i vari strumenti (armi, oggetti ecc), che caratterizzano appieno il loro personaggio. Quello che ai più sfugge, è che non si tratta di una carnevalata fuori tempo, perché lo spirito che muove il cosplayer è ben diverso, più affine forse a quello di un attore, e per convincersene basta girare per una qualsiasi fiera e sincerarsi di come per un’intera giornata si possa davvero diventare qualcun altro, assumerne le movenze, la gestualità, carpirne l’essenza, ripeterne imperterriti per ore le pose più o meno plastiche, davanti a centinaia di obbiettivi fotografici: atteggiarsi in sostanza proprio come lui.
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