“Edizione speciale. Interrompiamo le trasmissioni, gentili lettori, per segnalare la presenza sugli scaffali di tutti i negozi della conversione per PS2, con il sottotitolo di “Operation Resurrection”, di questo storico sparatutto, che ha visto i natali su PC ed è già approdato alla scatola nera di casa Microsoft.
Per ogni dettaglio in ordine alla vicenda narrata in questo capitolo e, più in generale, sulla storia del marchio Wolfenstein, vi rimandiamo alle competenti recensioni degli esimi colleghi per le succitate piattaforme.
La seguente recensione andrà in onda in forma ridotta, per segnalare i soli aspetti tecnici e qualitativi, in relazione al parco titoli Playstation 2.
Chi vi parla è stato autorizzato dal comitato redazionale, al fine di fornire al pubblico il consueto servizio di informazione”.
Scherzi a parte, salto ogni preambolo per giungere al cuore del problema: com’è la conversione di Castle Wolfenstein per il monolito nero (o argento, se avete acquistato da poco l’edizione speciale)?
Graficamente, questo titolo non si presenta affatto male: tenendo conto della inferiore potenza di calcolo rispetto a un PC, i ragazzi del team di sviluppo hanno fatto davvero di tutto per rendere la grafica pulita e dettagliata, e con un numero di poligoni sempre elevato, garanzia di buone animazioni e fondali credibili. Purtroppo non si può avere tutto, e bisogna pagare il prezzo di rallentamenti niente affatto rari, quando dovrete affrontare numerosi avversari, o quando lo sfondo sarà sovraffollato di dettagli (soprattutto negli esterni) o addirittura quando l’area di fuoco sarà satura di proiettili. Intendiamoci, non si tratta di una situazione costante né che inficia la godibilità del prodotto, ma poteva essere messa in conto, viste le non esaltanti potenzialità della PS2, magari con un leggero ridimensionamento dell’impatto visivo.
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